martedì 16 marzo 2021

Fantasportal: secondo trionfo per la Haze76 nello Sci di Fondo maschile!

La stagione degli sport invernali volge al termine. Nonostante la pandemia, bene o male tutte le Coppe del Mondo sono state assegnate: nello sci di fondo, la disciplina che più è stata segnata dal Covid – non per le positività ma per le defezioni dei norvegesi e non solo in diverse tappe – è stata grande festa per la Haze76, che in campo maschile ha bissato il trionfo del 2013. Riviviamo questa indimenticabile stagione.


Il nostro presidente sa che il Covid può condizionare lo sport più di qualsiasi altro infortunio, pertanto a novembre 2020 viene studiata a tavolino la tattica da seguire: i più forti vanno giocati subito, prima che rischino di essere contagiati o vengano estromessi per la quarantena.

Si parte da Ruka e si parte con il numero 1: Johannes Hoesflot Klaebo viene scelto nella Sprint a tecnica classica, prima tappa del Nordic Opening, ma è subito beffa in quanto il fuoriclasse norvegese viene battuto dal connazionale Erik Valnes. 80 punti che tuttavia con Klaebo sanno di sconfitta pesante. Nella 15 sempre in alternato del giorno successivo spazio a Iivo Niskanen, che a sua volta non va oltre una modesta quinta posizione, che con il senno di poi sarà tuttavia un ottimo risultato. La tre giorni finlandese si chiude con una 15 Km ad inseguimento, per la quale conterà il tempo netto di gara e nella quale Hans Christer Holund, scelto come ottimo compromesso fra partenza indietro e possibilità di rimonta, ci regala il primo centello della stagione.

Si va a Davos e comincia il circo: Norvegia, Svezia e Finlandia disertano la tappa svizzera e quella successiva di Dresda, spazio dunque a russi e francesi, gli unici che possono competere alla pari con gli scandinavi. Nella Sprint però Lucas Chanavat, dopo aver vinto le qualificazioni, cade in batteria, ci dobbiamo accontentare di 14 punti. Va meglio con Andrey Melnichenko nella 15 a Skating: secondo battuto soltanto da Alexander Bolshunov, 80 punti probabilmente irripetibili in cascina. A Dresda usiamo Gleb Retivykh nella Sprint, che ci regala 60 ottimi punti, prima di impazzire e scegliere la Gran Bretagna nella Team Sprint, che ci frutta la miseria di 24 punti.

Arriva il 2021 e con lui il Tour de Ski: nella Sprint inaugurale disputata in Val Monastero è il momento di schierare Federico Pellegrino, che non delude le aspettative e vince: 100 punti + 5 importantissimi di bonus. Splendidi anche gli 80 del vecchio Dario Cologna nella 15 Km mass start del giorno successivo, mentre Evgeniy Belov nell’inseguimento che chiude la tre giorni svizzera ne frutta soltanto 11, un peccato considerando che dal suo gruppetto si poteva pescare Maurice Manificat che ne fa 80.

Si arriva in Italia, ed è un trionfo: nella 15 a skating di Dobbiaco facciamo 45 punti con Artem Maltsev prima del centello scontato con Alexander Bolshunov nell’inseguimento successivo. In Val di Fiemme va ancora meglio grazie ai 60 di Alexey Chervotkin nella 15 in classico, ed il doppio centello con l’incredibile Oskar Svensson nella Sprint e con Denis Spitsov nella scalata al Cermis.

Dopo un weekend di pausa, si riparte da Lahti, dove torna anche la corazzata norvegese: Emil Iversen si è laureato campione nazionale nello Skiathlon, impossibile non sceglierlo nell’unica gara con questo format della stagione, ed è centello che viene bissato il giorno successivo nella staffetta con la scontatissima scelta Norvegia.

A Falun l’episodio che sembra estrometterci dalla lotta per la generale, nella quale siamo in testa con una manciata di punti di margine su lehto: nella 15 con partenza a intervalli e nella 15 mass start, Sjur Roethe e Paal Golberg fanno il loro dovere, chiudendo terzi per 120 punti complessivi. Nella Sprint però il dramma: Erik Valnes, dopo aver battuto Klaebo a Ruka, gli è in scia all’ingresso del rettilineo conclusivo prima di cadere e chiudere sesto. Il connazionale invece stravince e regala a lehto 100 punti + 20 di bonus per la vittoria di tappa. Nella classifica generale siamo addirittura terzi con 80 lunghezze difficilmente recuperabili: la Norvegia infatti chiude in confini, e tutte le gare ivi previste vengono praticamente cancellate. Mancano così soltanto quattro appuntamenti che difficilmente potranno consentire ribaltoni.

Ed invece il primo passo avviene a Ulricehamn: dopo il 40 pari nella Sprint dovuto al sesto posto di Sergey Ustiugov, scelto da tutti, nella Team Sprint la Haze76 si affida come logica impone all’Italia, già usata da lehto. De Fabiani e Pellegrino trionfano, arrivano 105 punti e contemporaneamente la Francia, a causa di una caduta all’inizio dell’ultima frazione, non va oltre al nono posto per 29 punti: prima dei mondiali siamo al secondo posto con 4 punti di ritardo dalla leadership.

Così, dopo la rassegna iridata di Oberstdorf che, tra l’altro, ci regala l’oro nella staffetta maschile, ci giochiamo il tutto per tutto in Engadina, dove sono previste una 15 mass start e una 50 ad inseguimento (superasd). Il rischio è elevato, perché per gara1 scegliamo Jens Burman, ancora a disposizione di lehto, per poi sparare il banalissimo Simen Hegstad Krueger per gara2, sperando nei gregari in caso fossimo ancora dietro. Non ce n’è bisogno: Burman chiude quarto, mentre Ilia Semikov, scelto dal leader, addirittura non entra in zona punti. La 50 conclusiva è una passerella che comunque ci regala un altro centello grazie alla scontatissima vittoria di Krueger.

Così, dopo il trionfo del 2013 del quale prima o poi parleremo, arriva la seconda Coppa del Mondo di Sci di Fondo Maschile, alla quale abbiniamo la coppetta distance. Un successo prestigioso e meritato che ci regala la seconda perla dell’inverno dopo la Tournee dei Quattro Trampolini, sperando che sia di buon auspicio per un 2021 cominciato alla grande anche in altri fantasports.

Per la cronaca la Sfera di Cristallo reale è andata per il secondo anno consecutivo ad Alexander Bolshunov, un fuoriclasse che ha avuto vita facile grazie alle pesanti assenze dei norvegesi nella prima parte di stagione, ma che probabilmente avrebbe vinto lo stesso. Diversi invece gli episodi che stanno gettando lo sci di fondo in un baratro dal quale non si vede ancora la luce:

  • le già citate defezioni dovute al Covid (ma perché negli altri sport tutto è filato liscio?);
  • i punti attribuiti per la classifica generale anche nelle prove a squadre (e Justyna Kowalczyk cosa avrebbe dovuto dire, lei che da polacca una squadra non l’ha mai avuta?)
  • le squalifiche e successive riammissioni di Chervotkin e Anamarija Lampic durante il Tour de Ski;
  • la scazzottata di Bolshunov a Joni Maeki al termine della Staffetta di Lahti;
  • la squalifica di Klaebo per ostruzione (cioè l’unica infrazione non commessa) nella 50 dei mondiali;
  • la 50 ad inseguimento dopo una 15 mass start (ed infatti tempo 10 minuti erano in 60 tutti insieme)
  • senza dimenticare la Sprint in salita di Aare della passata stagione

Una catastrofe che si spera prima o poi abbia una fine: tornare indietro non solo sarebbe necessario, ma anche sinonimo di intelligenza da parte di una federazione che evidentemente non vuole ammettere i propri errori.

Nella foto il dominatore della Coppa del Mondo di Sci di Fondo 2020/21. L'altro è Alexander Bolshunov

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