Ma al di là della partita ieri sera si sono distinti due giocatori che potrebbero insidiare Messi per la vittoria del Pallone d'oro. Scopriamo chi sono e cosa hanno fatto.
Silvio Mendes Campos, detto SYLVINHO.
Il terzino sinistro brasiliano è stato schierato titolare da Guardiola a causa delle numerose defezioni: Dani Alves e Abidal erano squalificati, il centrale Rafa Marquez infortunato. E' così che il giovane semiesordiente 35enne ha potuto mostrare tutte le sue qualità... non certo di calciatore. E' infatti nata una gara stile "trova il sosia" ogni volta che la regia ci regalava un primo piano dell'affascinante Sylvinho. In un primo tempo è stato paragonato a George Clooney dal nostro presidente, paragone semiconfermato da Cavazz, che ha rivisto in lui il portierone greco Nikopolidis. Ma la palma di miglior soprannome l'ha vinta Pippo, che ha ribattezzato il brasiliano Ridge, in onore del mitico protagonista di Beautiful. Probabilmente la somiglianza non è immediata, ma i lineamenti appuntiti, i capelli brizzolati e le movenze da vero attore hanno fatto diventare Sylvinho il giocatore più seguito della finale, almeno da noi tre mona. La sua prestazione sul campo è stata eccellente, anche perchè il terzino destro dei Red Devils era Rooney, non certo un difensore puro, e per questo Ridge ha avuto vita facile sulla sua fascia.
PEDRO RODRIGUEZ Ledesma.

E' questo il capolavoro tattico di Guardiola. Messi è troppo forte, e verrà annullato dai colossi Ferdinand e Vidic (talmente alti da riuscire a far segnare di testa un giocatore di 150 cm...) Inutile affidarsi ad Eto'o e Henry, troppo incostanti e comunque saranno ben marcati da O'Shea e Evra (???). Bisogna puntare sulla carta a sorpresa, che il tecnico blaugrana ha scovato in Pedro Rodriguez: 21 anni, centrocampista offensivo, ha l'esperienza giusta per scardinare l'impenetrabile difesa del Manchester (4 presenze in Europa in tutta la sua carriera per un totale di 137 minuti collezionati). Ebbene Rodriguez ha partecipato alla festa del Barça giocando divinamente i trenta secondi che il tecnico gli ha concesso. trenta secondi in cui i giocatori si sono passati la palla a centrocampo, ma che gli hanno consentito di poter dire "sono stato il migliore, la svolta tecnico-tattica della mia squadra". Chissà se il giovane ragazzo del vivaio blaugrana rivedrà mai più il campo con la maglia con cui è cresciuto o se verrà ceduto ad una società che permetta di farsi le ossa (tipo Fabregas). Sicuramente essere stato uno dei due protagonisti assoluti della finale di Champions 2009 resterà il suo ricordo più bello per molto tempo.
Finite le asdate, onore a Titi Henry che corona la sua fantastica carriera con il trofeo più prestigioso.
